sabato, maggio 03, 2008

Appello per uno stato Laico


Prima di tutto ringrazio Rudy ( http://incidenze.blogspot.com//)per la segnalazione di questa iniziativa sull Laicità che si terrà a Genova il 17/18 Maggio di seguito l'appello dal sito UAAR

Un appello per la laicità, valore costituzionale

Una recente sentenza della Corte costituzionale ha definito la laicità il principio supremo dell’ordinamento della nostra Repubblica, perché racchiude in sé tutti gli altri valori fondamentali, quali la libertà e l’uguaglianza dei cittadini , la democrazia e la solidarietà sociale.
La laicità è assunta dalla nostra Costituzione come strumento di emancipazione da qualsiasi condizionamento ideologico, morale e religioso ed è modo per affermare una propria autonoma tavola dei valori cui ispirare le regole della convivenza civile.
Questi valori rappresentano la conquista piu’ significativa perseguita nel corso della lotta di Resistenza contro la dittatura fascista e la sua pretesa totalitaria di imporre una religione di Stato, concepita come strumento di potere , di captazione e di gestione del consenso.
Contro la laicità dello Stato è oggi in atto una offensiva senza precedenti. Ne sono protagoniste tutte le forze conservatrici e reazionarie del Paese. E, purtroppo, non solo queste. Sotto attacco sono, la scuola pubblica, il diritto alla procreazione assistita, la libertà della scienza e il suo ruolo nella società, le unioni civili e, in particolare, la legge 194.
Pur di fronte all’evidenza incontestabile di una legge che è stata in grado di ridurre considerevolmente il numero degli aborti e di eliminare gli aborti clandestini, la legge 194 torna ad essere aggredita perché si tenta ancora una volta di negare il diritto all’autodeterminazione della donna e il rapporto inscindibile tra questo diritto e l’inizio della vita.
Del pari, si tenta, aggredendo la libertà della scienza, di colpire il pensiero critico e dubitativo che la modernità ci ha consegnato e sul quale si fonda la secolarizzazione della società. In questione, insomma, è l’idea stessa della libertà, premessa per lo sviluppo umano, la crescita della società, la diffusione della conoscenza e del sapere.
Alla Sinistra anzitutto compete la responsabilità storica di affermare, nel futuro Parlamento, con una azione unitaria delle forze democratiche, il valore della laicità.

Valerio Pocar, Silvia Buzzelli, Carlo Flamigni, Margherita Hack, Maria Pellegatta, Carlo Bernardini, Piergiorgio Odifreddi, Marcello Cini, Roberto Fieschi, Rina Gagliardi, Daniela Polenghi, Domenico Chiesa, Vito Francesco Polcaro, Gianni Bonazzi, Bruno Moretto, Corrado Mauceri, Piergiorgio Bergonzi, Alba Sasso, Giuseppe Musolino, Luciano Di Ienno, Jole Garuti, Irene Campari, Donatella Albini.

Per aderire inviare una email a silvia.buzzelli@unimib.it

10 commenti:

rudy m. leonelli ha detto...

Veramente molto eloquente ed immediata l'immagine che hai scelto.
Ti ringrazio per aver ricordato la mia segnalazione, con un po' di timore che il figurare all'inizio del post mi dia un ruolo troppo "importante"...
E' sempre una bella avventura provare le possibilità di estendere le diffusione di un messaggio, per "ramificazione" o "contagio". Sperando che questo contribuisca al successo delle iniziative (al plurale, perché ci troviamo spesso sullo stesso "fronte") che appoggiamo.

Carlo ha detto...

Per Rudy
Speriamo che il contagio diventi un'epidemia.Via mail mi hanno,bonariamente,accusato di stare poco sulla notizia,sul quotidiano,ma io penso che quello lo facciano già molti altri,io tendo ad essere più un blog di appartenenza e sicuramente anche votato al non dimenticare, senza per questo essere "reducistico"
tu che ne pensi?

rudy m. leonelli ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
rudy m. leonelli ha detto...

Anch'io, in "incidenze" non ci provo nemmeno a "stare sulla notizia". Non soltanto perché mi sembrerebbe come provare a "svuotare il mare con un cucchiaino" (quante cose rilevanti mancherei comunque?) ma soprattutto perché ho la sensazione che sarebbe troppo alto il rischio di finire nel "blabla" o nella dispersione. E di adeguarsi ala frenesia della quantità, che la dinamica "intrinseca" della rete premia spesso a scapito della qualità.

Un blog permette una serie indefinita di possibilità e (secondo me) è efficace se ne privilegia alcune, creando una sorta di "stile" (certo, trasformabile), che lo rende distinguibile, se vuoi, "riconoscibile", se ha (o meglio, se trova") un suo "tratto". E il tuo blog lo "riconosco", quasi a colpo d'occhio, oltre che per il taglio politico-culturale, per la pubblicazione di testi di canzoni, di "reperti storici", e per il gusto nella scelta delle immagini...

Riguardo al non dimenticare evitando il "reducismo", è un problema cruciale, che condenserei nella formula "memoria critica" (una critica degna del nome non può non essere al tempo stesso autocritica).
Un sfumatura: non mi sento di utilizzare il termine "appartenenza", in quanto si tratta di fare un'esperienza, di fare quel che non si sa in partenza, di trasformarsi, di "scoprire", esplorare o "inventare" nuove possibilità, cercando - e su questo credo che siamo d'accordo - "perdere il filo".

Non so se ho risposto troppo o troppo poco, forse ho fatto entrambe le cose, ma te la sei voluta, con una domanda piccola piccola, che apre questioni a dir poco "molto estese"...

[PS: ho eliminato una versione precedentemente di questo mio commento, perché conteneva un refuso, che ho scoperto dopo averlo pubblicato, e che ora ho corretto].

Carlo ha detto...

Per Rudy
Tutto molto chiaro,dote rara.Appartenenza appartiene ad un'area senza questo escludere "di trasformarsi, di "scoprire", esplorare o "inventare" nuove possibilità,".Avendo poi noi radici politicamente,idealmente, comuni abbiamo dovuto/voluto espanderle ben oltre quell'angusto spazio ideologico della nostra gioventù.
Ps:purtroppo o perfortuna non so'

rudy m. leonelli ha detto...

Non riesco a pensare nella situazione attuale in termini di appartenenza. Non c'è un "collettivo", qualcosa di vasto e relativamente omogeneo (un'area), come un "movimento", a cui appartenere.
E siamo, di fatto, molto più "atomizzati" di un tempo.

Il rapporto con le "radici" è difficile, mai "immediato" e lineare (forse dici qualcosa di simile quando scrivi dell' "angusto spazio...").
C'è una sere di termini (tradizione, traduzione, tradimento) che esprime queste difficoltà: tradurre senza tradire (svuotare, vanificare, ossificare...); "tradire" (trasformare, modificare, in un certo senso "alterare") per tradurre...

Carlo ha detto...

Per Rudy
Ecco così il discorso si approffondisce ed ovviamente si complìca ben oltre qualcosa di facilmente comunicabile.Mi spiego meglio,una dei maggiori difetti nostri,sopratutto dell'area più intelettuale,è la difficoltà di farsi capire da chi è meno culturalmente dotato.Se tu noti i modi comunicativi
che mi appartengono sono molto semplici e lineari,un po' per scelta e un po' per possibilità intelettuali.Cmq direi che collettivo,movimento,come "atomizzati" siano la sequenza giusta per descrivere il momento che sta patendo la sinistra in Italia.Giustamente mi fai notare il difficile rapporto con la"radici"
essendo per me,probabilmente,un fatto personale slegato da una realtà attuale e legato a diversi periodi storici ma di cui sono salvabili tutti quei concetti ideali e morali che hanno infine guidato tutta la mia vita.Sull'ultima parte del tuo post
debbo dire che a noi appartiene il problema del trasformarsi senza tradire,trasformare senza alterare ecc..alla destra appartiene esattamente l'opposto,ovviamente cancellare e riscrivere a proprio uso e consumo è molto più facile possedendo loro praticamente la maggioranza dei mass media.
E' proprio su questo che dobbiamo,nel nostro piccolo,fare una scelta di comunicazione che sia immediata e facilmente comprensibile.

rudy m. leonelli ha detto...

La capacità di produrre e/o trasmettere messaggi comprensibili, immediati è sicuramente indispensabile. Ma c'è anche bisogno di analisi, di lavoro critico, che richiedono l'impiego di termini e concetti (e "stili")specifici, che non sono necessariamente "proibitivi"/esclusivi (escludenti), ma che richiedono uno sforzo per impadronirsene, padroneggiarli; per "entrarci".

A me interessa cercare di mettere in tensione, in interazione, queste due dimensioni: percorrere l'una con un occhio sull'altra, e viceversa.

rudy m. leonelli ha detto...

PS: Nel mio post su Genova al quale fai riferimento nel tuo articolo, alla fine dell'ultimo brano, c'era un link al sito Dirittinrete, che pubblica una proposta di manifestazione (o parata laica) e un indirizzo email al quale si possono inviare adesioni (individualmente o collettivamente).

Carlo ha detto...

Per Rudy.
Si effettivamente lo si capisce dagli articoli sul tuo blog,alcuni comprensibili e diretti ed altri più approfonditi e complessi.Direi scherzosamente ma non troppo: ad ognuno secondo i suoi bisogni da ognuno secondo le sue capacità.