sabato, febbraio 27, 2010

Come far fare una figura di cacca ai berluscones



Leggendo il post di La cripta dei Cappuccini
http://lacriptadeicappuccini.splinder.com/post/2231
4630/Razza%20padrona%20all%2527Ipercoop
mi è venuta in mente una piccola vendetta quando
i vari berluscones vi rompono i coglioni o a cui volete rompere i coglioni.
Siete in fila e il berluscones infighettato vi vuole passare davanti
,cerca di fregarvi il parcheggio con il suo suv a discapito
della vostra vecchia utilitaria,vi guarda con aria di
superiorità come se foste un merdazza,bene
seguite queste semplici istruzioni
anche se vi prudono le mani ci sono altri mezzi più efficaci.
Visto che non è che dobbiamo sempre subire l'arroganza della mediocrità
vestita dai finti armani made in china e dei loro suv pagati a rate,
se ci tengono tanto a figurare almeno facciamogli fare una figura
di merda.(scusate il francesismo)del tipo urlare che ci hanno toccato il culo
,chiamare la sorveglianza perchè vi è sembrato di vederli rubare.
Se vi parlano ditegli di smetterla di sputacchiare e che gli puzza il fiato
o allontanatevi un po' perchè puzzano di sudore.il tutto ovviamente
a voce molto alta insomma non importa venire alle mani anche se c
i piacerebbe,ma dipende dalla taglia e non sempre conviene.

Finchè c'è lotta c'è speranza

sabato, febbraio 20, 2010

L'A/sasso

L'A/sasso mi ha trovato in una spiaggia che non ricordo ma da tanti anni viviamo assieme.
I suoi amici migliori li potete vedere nella foto scattata nell'angolo di libreria dove si riuniscono per il fine settimana sono:verdesasso l'egiziano,quarzoscuro il toscano ed il vecchio sardo ricciodimarepietrificato.
Da:http://ambu-marcello.blogspot.com/

giovedì, febbraio 18, 2010

giovedì, febbraio 04, 2010

Io so' che un giorno. Ivan della Mea

video
Io so' che un giorno. Ivan della Mea

« Dal momento in cui oltrepassa il muro dell'internamento, il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale ([...]); viene immesso,
cioè, in uno spazio che, originariamente nato per renderlo inoffensivo ed insieme curarlo, appare in pratica come un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamento della sua individualità, come luogo della sua totale oggettivazione. Se la malattia mentale è, alla sua
stessa origine, perdita dell'individualità, della libertà, nel manicomio il malato non trova altro che il luogo dove sarà definitivamente perduto, reso oggetto della malattia e del ritmo dell'internamento. L'assenza di ogni progetto, la perdita del futuro, l'essere costantemente
in balia degli altri senza la minima spinta personale, l'aver scandita e organizzata la propria giornata su tempi dettati solo da esigenze organizzative che – proprio in quanto tali – non possono tenere conto del singolo individuo e delle particolari circostanze di ognuno: questo è
lo schema istituzionalizzante su cui si articola la vita dell'asilo »
(Franco Basaglia, 1964)