giovedì, marzo 18, 2010

Fausto e Iaio oggi avrebbero cinquant’anni


Fausto e Iaio oggi avrebbero cinquant’anni,
sono stati assassinati quando ne avevano
diciotto, a Milano, alle otto di sera del 18
marzo 1978. I due ragazzi erano degli
attivisti del Centro Sociale Leoncavallo, la
sera della loro morte stavano tornando a
casa di Fausto, la madre li aspettava per
cena, era sabato sera, dopo sarebbero andati
in centro con degli amici per ascoltare un
concerto. Arrivati all’altezza di via
Mancinelli, nel quartiere proletario del
Casoretto, Fausto e Iaio s’imbattono in un
gruppo di tre persone che li aspettano
avvolti nella penombra. Dopo un rapido
scambio di battute, i tre esplodono otto
colpi di pistola contro i due ragazzi per
poi volatilizzarsi. Iaio morirà sul colpo,
Fausto spirerà nell’ambulanza che lo sta
trasportando in ospedale.......
Da:
http://www.zic.it/fausto-e-iaio-casoretto-milano-18-marzo-1978/

Ma non è una malattia


Una delle canzoni più belle ed attuali,nonostate gli anni,di Gianfranco Manfredi.




MA NON È UNA MALATTIA

Mi hanno detto: sei scoppiato / come ti sei
rovinato / dimagrito, sembri quasi uno
zombie / ...sarà colpa delle notti / che ho
passato ad aspettare / cose che forse
dovevano arrivare. /

Ma non è una malattia / no, non è una
malattia / e non è una malattia / malattia. /
E mia madre m'ha guardato / dice: come sei
finito! / cosi in basso non t'avrei pensato
mai... / Sì ma in basso puoi scoprire / le
sottili incrinature che non puoi studiare
all'Università. /

Ma non è una malattia / no, non è una
malattia / e non è una malattia / malattia. /
Mi hanno detto: il tuo vestito / sembra
veramente usato / non ti cambi mai, mi
sembri proprio giù. / Beh scusatemi ragazzi
/ oggi non ho altro da pensare / ho il mio
abito di dentro da cambiare. /

Ma non è una malattia / no, non è una
malattia / e non è una malattia / malattia./
Mi hanno detto: il tuo lavoro / non è una
cosa sicura / ogni mese cambia e dopo che
farai? / Forse sono un pò svanito / ma il
domani non esiste / e quest'oggi io non
voglio essere triste. /

Ma non è una malattia / no, non è una
malattia / e non è una malattia / malattia.

Notizie e testi di e su Gianfranco Manfredi:
http://www.gianfrancomanfredi.com/
http://www.bielle.org/Pages/g_manfre.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Gianfranco_Manfredi

mercoledì, marzo 17, 2010

The Harvest Song



The Harvest Song

Un giorno ci prenderemo le buone cose della terra
Che i parassiti accumulano e vendono;
Ci terremo per noi ciò che produciamo
E i capi se ne vadano all'inferno.
La terra è sul bottone che portiamo noi del sindacato
Noi scateneremo il gatto del sabotaggio se non avremo quel che ci spetta!

Some day we'll take the good things of the earth
That the parasites hoard and sell;
We'll keep our products for ourselves,
And bosses can go to hell.
The earth is on the button that we Wobblies wear;
We'll turn the sab cat loose or get our share!

Ralph Hosea Chaplin (1887—1961)

lunedì, marzo 15, 2010

lunedì, marzo 08, 2010

Io non mi sento italiano.


Io non mi sento italiano.

......Mi scusi Presidente
se arrivo all'impudenza
di dire che non sento
alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi
e altri eroi gloriosi
non vedo alcun motivo
per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente
ma ho in mente il fanatismo
delle camicie nere
al tempo del fascismo.
Da cui un bel giorno nacque
questa democrazia
che a farle i complimenti
ci vuole fantasia......

Giorgio Gaber

sabato, marzo 06, 2010

Te recuerdo Amanda

Victor Jara

Non mi spaventano le minacce,
padroni della miseria:
la stella della speranza
continuerà ad esser nostra.
(Vientos del Pueblo, 1973)


Questa versione è interpretata da Silvio Rodriguez

TI RICORDO AMANDA

Ti ricordo Amanda
la strada bagnata
mentre correvi alla fabbrica
dove lavorava Manuel

Il sorriso aperto
la pioggia nei capelli
non importava niente
correvi a incontrarti
con lui con lui con lui con lui con lui
sono cinque minuti
la vita è eterna
in cinque minuti
suona la sirena
si torna al lavoro
e tu camminando
illumini tutto
quei cinque minuti
ti hanno fatto fiorire

Ti ricordo Amanda
la strada bagnata
mentre correvi alla fabbrica
dove lavorava Manuel
Il sorriso aperto
la pioggia nei capelli
non importava niente
correvi a incontrarti
con lui con lui con lui con lui con lui

Con lui che partì per la sierra
che non aveva fatto niente
che partì per la sierra
e in cinque minuti

venerdì, marzo 05, 2010

Sbagliano e come sempre non pagano.

Gira e rigira alla fine le liste in Lombardia ed in Lazio con"decreto interpretativo"vengono presentate.In altre situazioni sarebbe abuso di potere,in una Democrazia tutto ciò e tanto altro che avviene ed è avvenuto nel nostro paese non sarebbe possibile.L'Italia e gli italiani si meritano tutto ciò?Evidentemente sì visto che il governo votato dalla maggioranza è questo e che continua a devastare il nostro paese senza che nessuno abbia la voglia di opporsi,non la forza,la voglia.
Qualche politico dell'"opposizione" rumoreggia un po'ma la cosa finisce lì.Io ormai non mi arrabbio neanche più,a volte tendo l'orecchio sperando di sentire un rumore di crolli ma gli unici che sento sono quelli dei nostri territori che piano piano muoiono sotto il malaffare,sono quelli della morale e della solidarietà tra gli esseri umani che ormai sono spariti sotto un cumulo di spazzatura reale e mediatica.Amen.

Violenze a Bolzaneto, 44 condanne










GENOVA - Nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 dell'estate 2001, i no-global furono picchiati, umiliati, sottoposti a "trattamenti inumani e degradanti". Ci fu
tortura, e gli imputati sono colpevoli.
Generali della polizia penitenziaria, guardie carcerarie, ufficiali dell'Arma e militari,
agenti e funzionari di polizia, persino quattro medici: questa sera la Corte
d'appello del tribunale di Genova li ha condannati tutti e 44. A nove anni dai fatti
la maggior parte dei reati è prescritta, ma i responsabili pagheranno comunque
risarcendo le vittime delle violenze. E con loro metteranno mano al portafogli anche i
ministeri di appartenenza (Giustizia, Interno, Difesa), che dovrebbero sborsare
una cifra superiore ai dieci milioni di euro.
Sono state inflitte sette condanne a complessivi dieci anni di reclusione nei
confronti di quattro guardie carcerarie responsabili di falso - reato non
prescritto - , e di tre poliziotti che avevano rinunciato alla prescrizione. I
sette imputati condannati sono: l'assistente
capo della Polizia di stato Massimo Luigi Pigozzi (3 anni e 2 mesi), gli agenti di
polizia penitenziaria Marcello Mulas e Michele Colucci Sabia (1 anno) e il medico
Sonia Sciandra (2 anni e 2 mesi). Pene confermate a 1 anno per gli ispettori della
Polizia di Stato Matilde Arecco, Mario Turco e Paolo Ubaldi..................
Da:Repubblica
Io non posto nessun commento,fate voi....

sabato, febbraio 27, 2010

Come far fare una figura di cacca ai berluscones



Leggendo il post di La cripta dei Cappuccini
http://lacriptadeicappuccini.splinder.com/post/2231
4630/Razza%20padrona%20all%2527Ipercoop
mi è venuta in mente una piccola vendetta quando
i vari berluscones vi rompono i coglioni o a cui volete rompere i coglioni.
Siete in fila e il berluscones infighettato vi vuole passare davanti
,cerca di fregarvi il parcheggio con il suo suv a discapito
della vostra vecchia utilitaria,vi guarda con aria di
superiorità come se foste un merdazza,bene
seguite queste semplici istruzioni
anche se vi prudono le mani ci sono altri mezzi più efficaci.
Visto che non è che dobbiamo sempre subire l'arroganza della mediocrità
vestita dai finti armani made in china e dei loro suv pagati a rate,
se ci tengono tanto a figurare almeno facciamogli fare una figura
di merda.(scusate il francesismo)del tipo urlare che ci hanno toccato il culo
,chiamare la sorveglianza perchè vi è sembrato di vederli rubare.
Se vi parlano ditegli di smetterla di sputacchiare e che gli puzza il fiato
o allontanatevi un po' perchè puzzano di sudore.il tutto ovviamente
a voce molto alta insomma non importa venire alle mani anche se c
i piacerebbe,ma dipende dalla taglia e non sempre conviene.

Finchè c'è lotta c'è speranza

sabato, febbraio 20, 2010

L'A/sasso

L'A/sasso mi ha trovato in una spiaggia che non ricordo ma da tanti anni viviamo assieme.
I suoi amici migliori li potete vedere nella foto scattata nell'angolo di libreria dove si riuniscono per il fine settimana sono:verdesasso l'egiziano,quarzoscuro il toscano ed il vecchio sardo ricciodimarepietrificato.
Da:http://ambu-marcello.blogspot.com/

giovedì, febbraio 18, 2010

giovedì, febbraio 04, 2010

Io so' che un giorno. Ivan della Mea

Io so' che un giorno. Ivan della Mea

« Dal momento in cui oltrepassa il muro dell'internamento, il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale ([...]); viene immesso,
cioè, in uno spazio che, originariamente nato per renderlo inoffensivo ed insieme curarlo, appare in pratica come un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamento della sua individualità, come luogo della sua totale oggettivazione. Se la malattia mentale è, alla sua
stessa origine, perdita dell'individualità, della libertà, nel manicomio il malato non trova altro che il luogo dove sarà definitivamente perduto, reso oggetto della malattia e del ritmo dell'internamento. L'assenza di ogni progetto, la perdita del futuro, l'essere costantemente
in balia degli altri senza la minima spinta personale, l'aver scandita e organizzata la propria giornata su tempi dettati solo da esigenze organizzative che – proprio in quanto tali – non possono tenere conto del singolo individuo e delle particolari circostanze di ognuno: questo è
lo schema istituzionalizzante su cui si articola la vita dell'asilo »
(Franco Basaglia, 1964)

giovedì, gennaio 28, 2010

martedì, gennaio 26, 2010

RedSkinRed

BY:http://ambu-marcello.blogspot.com/

Del Bono ......sei un mito!


Come diceva giustamente my brother Lele,l'ex sindaco di Bologna,Del Bono,ha finalmente dimostrato definitivamente che anche alla sinistra piace LA GNOCCA!

domenica, gennaio 10, 2010

Gabanelli Rai Report Vs Paolo Barnard ?


Leggo e riporto senza,inutili, commenti dal sito http://www.alessandracolla.net/?p=120

Tempestiamo la trasmissione Report di mail di protesta

Paolo Barnard: "Censura legale"

Cari amici e amiche impegnati a dare una pennellata di decenza al nostro Paese, eccovi una forma di censura nell’informazione di cui non si parla mai. È la peggiore, poiché non proviene frontalmente dal Sistema, ma prende il giornalista alle spalle. Il risultato è che, avvolti dal silenzio e privi dell’appoggio dell’indignazione pubblica, non ci si può difendere. Questa censura sta di fatto paralizzando l’opera di denuncia dei misfatti sia italiani che internazionali da parte di tanti
giornalisti ‘fuori dal coro’.
Si tratta, in sintesi, dell’abbandono in cui i nostri editori spesso ci gettano al primo insorgere di
contenziosi legali derivanti delle nostre inchieste ’scomode’. Come funziona e quanto sia pericoloso questo fenomeno per la libertà d’informazione ve lo illustro citando il mio caso.
Si tratta di un fenomeno dalle ampie e gravissime implicazioni per la società civile italiana, per cui vi prego di leggere fino in fondo il breve racconto.
Per la trasmissione Report di Milena Gabanelli, cui ho lavorato dando tutto me stesso fin dal primo minuto della sua messa in onda nel 1994, feci fra le altre un’inchiesta contro la criminosa pratica del comparaggio farmaceutico, trasmessa l’11/10/2001 (“Little Pharma & Big Pharma”). Col comparaggio (reato da art. 170 leggi pubblica sicurezza) alcune case farmaceutiche tentano di corrompere i medici con regali e congressi di lusso in posti esotici per ottenere maggiori prescrizioni dei loro farmaci, e questo avviene ovviamente con gravissime ripercussioni sulla comunità (il prof. Silvio Garattini ha dichiarato: «Dal 30 al 50% di medicine prescritte non necessarie») e spesso anche sulla nostra salute (uno dei tanti esempi è il farmaco Vioxx, prescritto a man bassa e a cui sono stati attribuiti da 35 a 55.000 morti nei soli USA).
L’inchiesta fu giudicata talmente essenziale per il pubblico interesse che la RAI la replicò il
15/2/2003.
Per quella inchiesta io, la RAI e Milena Gabanelli fummo citati in giudizio il 16/11/2004 (1) da un informatore farmaceutico che si ritenne danneggiato dalle rivelazioni da noi fatte.
Il lavoro era stato accuratamente visionato da uno dei più alti avvocati della RAI prima della messa in onda, il quale aveva dato il suo pieno benestare.
Ok, siamo nei guai e trascinati in tribunale. Per 10 anni Milena Gabanelli mi aveva assicurato che in questi casi io (come gli altri redattori) sarei stato difeso dalla RAI, e dunque di non preoccuparmi
(2). La natura dirompente delle nostre inchieste giustificava la mia preoccupazione. Mi fidai, e per anni non mi risparmiai nei rischi.
All’atto di citazione in giudizio, la RAI e Milena Gabanelli mi abbandonano al mio destino. Non sarò affatto difeso, mi dovrò arrangiare. La Gabanelli sarà invece ampiamente difesa da uno degli studi legali più prestigiosi di Roma, lo stesso che difende la RAI in questa controversia legale.(3) Ma non solo.
La linea difensiva dell’azienda di viale Mazzini e di Milena Gabanelli sarà di chiedere ai giudici di
imputare a me, e solo a me (sic), ogni eventuale misfatto, e perciò ogni eventuale risarcimento in caso di sentenza avversa.(4)
E questo per un’inchiesta di pubblico interesse da loro (RAI-Gabanelli) voluta, approvata, trasmessa e replicata.*
*(la RAI può tecnicamente fare questo in virtù di una clausola contenuta nei contratti che noi
collaboratori siamo costretti a firmare per poter lavorare, la clausola cosiddetta di manleva(5), dove è sancita la sollevazione dell’editore da qualsiasi responsabilità legale che gli possa venir contestata a causa di un nostro lavoro. Noi giornalisti non abbiamo scelta, dobbiamo firmarla pena la perdita del lavoro commissionatoci, ma come ho già detto l’accordo con Milena Gabanelli era moralmente ben altro, né è moralmente giusificabile l’operato della RAI in questi casi).
Sono sconcertato. Ma come? Lavoro per RAI e Report per 10 anni, sono anima e corpo con l’impresa della Gabanelli, faccio in questo caso un’inchiesta che la RAI stessa esibisce come esemplare, e ora nel momento del bisogno mi voltano le spalle con assoluta indifferenza. E non solo: lavorano compatti contro di me.
La prospettiva di dover sostenere spese legali per anni, e se condannato di dover pagare cifre a quattro o cinque zeri in risarcimenti, mi è angosciante, poiché non sono facoltoso e rischio perdite che non mi posso permettere.
Ma al peggio non c’è limite. Il 18 ottobre 2005 ricevo una raccomandata. La apro. E’ un atto di
costituzione in mora della RAI contro di me. Significa che la RAI si rifarà su di me nel caso perdessimo
la causa. Recita il testo: «La presente pertanto vale come formale costituzione in mora del dott. Paolo Barnard per tutto quanto la RAI s.p.a. dovesse pagare in conseguenza dell’eventuale accoglimento della domada posta dal dott. Xxxx (colui che ci citò in giudizio, nda) nei confronti della RAI medesima».(6)
Nel leggere quella raccomandata provai un dolore denso, nell’incredulità.
Interpello Milena Gabanelli, che si dichiara estranea alla cosa. La sollecito a intervenire presso la
RAI, e magari anche pubblicamente, contro questa vicenda. Dopo poche settimane e messa di fronte all’evidenza, la Gabanelli tenta di rassicurarmi dicendo che «la rivalsa che ti era stata fatta (dalla RAI contro di me, nda) è stata lasciata morire in giudizio… è una lettera extragiudiziale dovuta, ma che sarà lasciata morire nel giudizio in corso… Finirà tutto in nulla.»(7)
Non sarà così, e non è così oggi: giuridicamente parlando, quell’atto di costituzione in mora è ancora valido, eccome. Non solo, Milena Gabanelli non ha mai preso posizione pubblicamente contro quell’atto, né si è mai dissociata dalla linea di difesa della RAI che è interamente contro di me, come sopra descritto, e come dimostrano gli ultimi atti del processo in corso.(8)
Non mi dilungo. All’epoca di questi fatti avevo appena lasciato Report, da allora ho lasciato anche la RAI. Non ci sarà mai più un’inchiesta da me firmata sull’emittente di Stato, e non mi fido più di alcun editore. Non mi posso permette di perdere l’unica casa che posseggo o di vedere il mio incerto reddito di freelance decimato dalle spese legali, poiché abbandonato a me stesso da coloro che si fregiavano delle mie inchieste ‘coraggiose’. Questa non è una mia mancanza di coraggio, è realismo e senso di responsabilità nei confronti soprattutto dei miei cari.
Così la mia voce d’inchiesta è stata messa a tacere. E qui vengo al punto cruciale: siamo già in tanti colleghi abbandonati e zittiti in questo modo.
Ecco come funziona la vera “scomparsa dei fatti”, quella che voi non conoscete, oggi diffusissima,
quella dove per mettere a tacere si usano, invece degli ‘editti bulgari’, i tribunali in una collusione
di fatto con i comportamenti di coloro di cui ti fidavi; comportamenti tecnicamente ineccepibili, ma moralmente assai meno.
Questa è censura contro la tenacia e il coraggio dei pochi giornalisti ancora disposti a dire il vero,
operata da parte di chiunque venga colto nel malaffare, attuata da costoro per mezzo delle minacce legali e di fatto permessa dal comportamento degli editori.
Gli editori devono difendere i loro giornalisti che rischiano per il pubblico interesse, e devono
impegnarsi a togliere le clausole di manleva dai contratti che, lo ribadisco, siamo obbligati a firmare per poter lavorare.
Infatti oggi in Italia sono gli avvocati dei gaglioffi, e gli uffici affari legali dei media, che di
fatto decidono quello che voi verrete a sapere, giocando sulla giusta paura di tanti giornalisti che
rischiano di rovinare le proprie famiglie se raccontano la verità.
Questo bavaglio ha e avrà sempre più un potere paralizzante sulla denuncia dei misfatti italiani a mezzo stampa o tv, di molto superiore a quello di qualsiasi politico o servo del Sistema.
Posso solo chiedervi di diffondere con tutta l’energia possibile questa realtà, via mailing lists, siti,
blogs, parlandone. Ma ancor più accorato è il mio appello affinché voi non la sottovalutiate.
In ultimo. E’ assai probabile che verrò querelato dalla RAI e dalla signora Gabanelli per questo mio grido d’allarme, e ciò non sarà piacevole per me.
Hanno imbavagliato la mia libertà professionale, ma non imbavaglieranno mai la mia coscienza, perché quello che sto facendo in queste righe è dire la verità per il bene di tutti. Spero solo che serva.
Grazie di avermi letto.

Paolo Barnard
dpbarnard@libero.it
Note:
1) Tribunale civile di Roma, Atto di citazione, 31095, Roma 10/11/2004.
2) Fatto su cui ho più di un testimone pronto a confermarlo.
3) Nel volume Le inchieste di Report (Rizzoli BUR, 2006) Milena Gabanelli eroicamente afferma: «…alle
nostre spalle non c’è un’azienda che ci tuteli dalle cause civili». Prendo atto che il prestigioso
studio legale del Prof. Avv. Andrea Di Porto, Ordinario nell’Università di Roma La Sapienza, difende in questo dibattimento sia la RAI che Milena Gabanelli. Ma non me.
4) Tribunale Ordinario di Roma, Sezione I Civile-G.U. dott. Rizzo- R.G.N. 83757/2004, Roma 30/6/2005:
«Per tutto quanto argomentato la RAi-Radiotelevisione Italiana S.p.a. e la dott.ssa Milena Gabanelli chiedono che l’Illustrissimo Tribunale adìto voglia:…porre a carico del dott. Paolo Barnard ogni conseguenza risarcitoria…».
5) Un esempio di questa clausola tratto da un mio contratto con la RAI: «Lei in qualità di avente
diritto… esonera la RAI da ogni responsabilità al riguardo obbligandosi altresì a tenerci indenni da tutti gli oneri di qualsivoglia natura a noi eventualmente derivanti in ragione del presente accordo, con particolare riferimento a quelli di natura legale o giudiziaria».
6) Raccomandata AR n. 12737143222-9, atto di costituzione in mora dallo Studio Legale Di Porto per conto della RAI contro Paolo Barnard, Roma, 3/10/2005.
7) Email da Milena Gabanelli a Paolo Barnard, 15/11/2005, 09:39:18
8) Tribunale Civile di Roma, Sezione Prima, Sentenza 10784 n. 5876 Cronologico, 18/5/2007: «la parte convenuta RAI-Gabanelli insisteva anche nelle richieste di cui alle note del 30/6/2005…». (si veda nota 4)
Da:http://www.alessandracolla.net/?p=120